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​Stop all'esecuzione sull'abitazione principale.

Parere sull’art. 54-ter della legge 24 aprile 2020, n. 27 – pubblicata in G.U. in data 29 aprile 2020 - di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. Cura Italia).

Tale disposizione prevede che “Al fine di contenere gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, in tutto il territorio nazionale è sospesa, per la durata di sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all’articolo 555 del Codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore”.

La legge in esame è entrata in vigore in data 30 aprile 2020: l’effetto della sospensione, pertanto, è destinato a cessare il 30 ottobre 2020.

Si precisa poi che, ai fini della definizione di abitazione principale, si fa essenzialmente riferimento al disposto di cui all’art.13 D.L. 201/11 secondo cui “Per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”.

La chiara lacunosità della norma introdotta dal legislatore con il c.d. decreto Cura Italia ha comportato, come intuibile, il proliferare di interpretazioni più o meno distinte da parte dei vari Tribunali circa la portata applicativa della stessa.

Alla luce dei provvedimenti sino ad ora esaminati, tuttavia, possono ragionevolmente enuclearsi le seguenti indicazioni generali (benché, come anticipato, non si tratti dell’unica interpretazione possibile):

  • l’art. 54-ter non impedisce la notifica dell’atto di precetto, dell’atto di pignoramento e la successiva iscrizione a ruolo della causa. Alcuni Tribunali (es. Tribunale di Bari) hanno inoltre precisato, confermando questa impostazione, che nel periodo di sospensione non sarà inibito, né al creditore procedente di porre in essere tutti gli adempimenti antecedenti alla vendita (deposito istanza di vendita, deposito certificazione ipocatastale e relative integrazioni), né ad altri creditori di spiegare intervento nella procedura esecutiva sospesa;
  • per quanto riguarda l’operatività della sospensione, in maniera pressoché uniforme i Tribunali (salva espressa indicazione in senso contrario nel singolo provvedimento di sospensione) non ritengono necessario il deposito di istanza di riassunzione, né la fissazione di apposita udienza al cessare del periodo di sospensione. La procedura riprenderà il proprio corso dalla situazione in cui si trovava al momento dell’entrata in vigore della norma in esame;
  • per quanto attiene, invece, alla nozione di abitazione principale ed al soggetto incaricato di accertare tale dato, si ritiene imprescindibile l’operato degli ausiliari del G.E., in particolare CTU e custodi, i quali sono chiamati nella maggior parte dei casi a depositare una sintetica relazione circa lo stato attuale di occupazione dell’immobile. A tal proposito, per esempio, il Tribunale di Aosta utilizza un criterio “oggettivo”, ritenendo fondamentale l’analisi del luogo di notifica del pignoramento: secondo questa interpretazione, l’abitazione principale sarà quella presso cui è stata effettuata la notifica dell’atto;
  • per quanto concerne il profilo soggettivo legato alla abitualità della dimora, sebbene l’art. 54-ter faccia espresso riferimento all’abitazione principale del debitore, il Tribunale di Bologna ritiene che, in ossequio al principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost., la sospensione dovrà trovare applicazione, non solo nei casi in cui ad occupare l’immobile siano i debitori o i terzi proprietari esecutati, ma anche eventuali occupanti senza titolo. Sul punto il Tribunale di Aosta, invece, limita la sospensione alle sole procedure in cui l’immobile pignorato costituisce la dimora abituale del soggetto esecutato, mentre il Tribunale di Bari restringe ulteriormente il perimetro ai soli debitori;
  • peraltro, è appena il caso di precisare che una prassi virtuosa, adottata per esempio dal Tribunale di Pordenone, suggerirebbe, in presenza di più lotti, di sospendere la procedura in relazione al solo lotto ove è ricompresa l’abitazione principale del debitore, ben potendo proseguire l’esecuzione rispetto agli altri;
  • la maggior parte dei Tribunali ha demandato la verifica circa la sussistenza dei requisiti di sospensione sopra elencati agli ausiliari nominati (delegato, custode ecc.). In forza dei riscontri ricevuti i singoli magistrati si pronunciano sull’eventuale sospensione.

Dottor Marco Nicoli