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CHIUDONO I TRIBUNALI IN ITALIA?
In riferimento alla sospensione dei termini disposta dall’art. 83 D.L. 17 marzo 2020 n. 18, rileviamo quanto segue.

Prima fase: 9 marzo-15 aprile

Mentre il comma 1 dell’art. 83 si limita a prevedere che “dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020”, il successivo comma 2 afferma che “dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali. Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto. Si intendono altresì sospesi, per la stessa durata indicata nel primo periodo, i termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie e il termine di cui all’articolo 17-bis, comma 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n. 546”.

Con particolare riferimento alla sospensione dei termini nell’ambito dei procedimenti civili la formula utilizzata dal D.L. n. 18 del 2020, rinvio “dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020”, appare univoca nel senso di estendere a tutti i procedimenti pendenti – salvo quelli “urgenti” specificamente indicati dal comma 3, di cui si darà successivamente conto - la sospensione dei termini, e non solo quelli per i quali è stata fissata udienza nel periodo cuscinetto. Opportunamente si è fatto riferimento ai termini “a ritroso”, prevedendosi, per evitare una compressione del diritto di difesa della controparte nei casi nei quali non sia possibile rispettare il termine minimo a comparire, il differimento dell’udienza o dell’attività alla quale è ricollegato tale termine.

Quanto al comma 3, infatti, la lettera a) esclude espressamente l’applicazione delle previsioni sopra citate in riferimento alle “cause di competenza del tribunale per i minorenni relative alle dichiarazioni di adottabilità, ai minori stranieri non accompagnati, ai minori allontanati dalla famiglia ed alle situazioni di grave pregiudizio; cause relative ad alimenti o ad obbligazioni alimentari derivanti da rapporti di famiglia, di parentela, di matrimonio o di affinità; procedimenti cautelari aventi ad oggetto la tutela di diritti fondamentali della persona; procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di tutela, di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione nei soli casi in cui viene dedotta una motivata situazione di indifferibilità incompatibile anche con l’adozione di provvedimenti provvisori e sempre che l’esame diretto della persona del beneficiario, dell’interdicendo e dell’inabilitando non risulti incompatibile con le sue condizioni di età e salute; procedimenti di cui all’articolo 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833; procedimenti di cui all’articolo 12 della legge 22 maggio 1978, n. 194; procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari; procedimenti di convalida dell’espulsione, allontanamento e trattenimento di cittadini di paesi terzi e dell’Unione europea; procedimenti di cui agli articoli 283, 351 e 373 del codice di procedura civile e, in genere, tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti. In quest’ultimo caso, la dichiarazione di urgenza è fatta dal capo dell’ufficio giudiziario o dal suo delegato in calce alla citazione o al ricorso, con decreto non impugnabile e, per le cause già iniziate, con provvedimento del giudice istruttore o del presidente del collegio, egualmente non impugnabile”.

Dall’esame della disciplina generale dettata dai primi due commi dell’art. 83, emerge l’espressa inclusione dei termini per le impugnazioni e per i processi esecutivi. Sul punto deve evidenziarsi che si è coerentemente disposta anche la sospensione dell'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, <<anche ad uso non abitativo>>, fino al 30 giugno 2020 (art. 103, comma 6 del DL 18/2020). Inoltre, la formula omnicomprensiva consente di ritenere inclusi anche i termini processuali previsti per la proposizione della domanda giudiziale, salvo che non si tratti, ovviamente, di cause non soggette a differimento o sospensione nella trattazione.

Quanto alla disciplina del differimento ex lege, deve osservarsi che fino al 15 aprile 2020 i processi civili non urgenti non possono essere trattati neppure con il consenso delle parti. Circa il momento nel quale operare il rinvio, in ossequio allo spirito della legge e alla tendenza insita nelle norme ad evitare udienze inutili, per i processi che non possono essere trattati e che devono essere rinviati, il rinvio deve essere disposto sempre fuori udienza e preferibilmente prima della sua celebrazione allo scopo di evitare eventuale che vi sia afflusso di pubblico in aula e che i difensori debbano recarsi in tribunale per assistere al differimento. Qualora, invece, vi sia la necessità di trattare i procedimenti non indicati dall’art. 83, comma 3, lett. a), occorre la dichiarazione di urgenza da assumersi con provvedimento non impugnabile. La dichiarazione di urgenza va posta in calce al ricorso da parte del presidente o delegato o, per i processi pendenti, da parte del giudice istruttore (o del presidente di collegio), con l’indicazione delle ragioni che consentono la trattazione e che devono essere prevalenti rispetto al rischio di contagio.

Seconda fase: 16 aprile-30 giugno

Con riferimento alla seconda fase, decorrente dal 16 aprile fino al 30 giugno, il comma 6 prevede che i dirigenti, sentiti l’autorità sanitaria regionale, per il tramite del Presidente della Giunta della Regione, e il Consiglio dell’ordine degli avvocati, adottino le seguenti misure organizzative:

“ […] e)celebrazione delle udienze a porte chiuse, nei processi civili e penali;

f)trattazione da remoto delle udienze civili, quando non sia richiesta la presenza di soggetti diversi dai difensori e dalle parti mediante collegamenti conformemente al provvedimento della DGSIA;

g)il rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020 dei procedimenti civili e penali, con esclusione di quelle relative ai procedimenti di cui al co. 3;

h)celebrazione dell’udienza “figurata” mediante scambio documentale e deposito del provvedimento fuori udienza“

A ciò si aggiunga che molti Tribunali stanno provvedendo alla non accettazione delle buste depositate telematicamente, qualora le stesse non facciano riferimento alle materie di cui al comma 3.

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Per riassumere quanto sopra esposto:

dal 9 marzo al 15 aprile sono sospesi tutti i termini ad eccezione di quelli c.d. “urgenti” ed elencati nel comma 3 dell’art. 83 e tutte le udienze saranno rinviate a data successiva al 15 aprile 2020.

la sospensione opera anche con riferimento:

  • ai termini per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione;
  • ai termini per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio;
  • ai termini dei procedimenti esecutivi;
  • ai termini per le impugnazioni;
  • a tutti i termini procedurali. 

Tale sospensione opera analogamente alla sospensione feriale.

In particolare la norma specifica che:

  • ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo;
  • quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto.

Dott. Marco Nicoli


UN SALUTO E UN AUGURIO DI BUONA SALUTE
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