LA RESPONSABILITA’ MEDICA ALLA LUCE DELLA RIFORMA BALDUZZI

Nel tempo si è avuto modo di assistere ad un sempre più dilagante ricorso alla giustizia penale in materia di responsabilità medica, al quale ha fatto da contraltare una tendenza del personale sanitario ad assumere un approccio sempre più difensivo. Il rischio evidentemente è che la preoccupazione di evitare responsabilità giunga in taluni casi a oscurare la finalità di guarigione del paziente. Con la cosiddetta legge Balduzzi (art. 3, comma 1, del D.L. 158/12) il Legislatore ha inteso porre un argine a tale fenomeno, stabilendo che “l’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”. La norma pone dei notevoli dubbi interpretativi soprattutto in relazione alla valenza e al ruolo delle linee guida. Secondo la Corte di Cassazione “l’osservanza delle linee guida costituisce uno scudo protettivo contro istanze punitive che non trovino le loro giustificazione nella necessità di sanzionare penalmente errori gravi commessi nel processo di adeguamento del sapere codificato alle peculiarità contingenti” (Cassazione n. 16237/2013). In forza della riforma, quindi, il sanitario non risponde se ha errato, con colpa lieve, nell’applicare le linee guida, anche se il caso particolare necessitava che se ne discostasse, o se abbia, con colpa lieve, errato nell’esecuzione delle attività raccomandate dalle linee guida. Tuttavia, almeno secondo una prima interpretazione, le linee-guida conterrebbero solo regole di perizia, e sarebbero, pertanto, prive di rilievo nei casi di colpa per negligenza o imprudenza. (Cassazione n. 11493/13). La riforma, se esclude la responsabilità medica in sede penale, non elide invece l'illecito civile. In particolare la novella non modifica “la materia della responsabilità civile che segue le sue regole consolidate, non solo per la responsabilità aquiliana del medico, ma anche per la cosiddetta "responsabilità contrattuale" del medico e della struttura sanitaria, da contatto sociale.” (Cassazione n. 4030/13). Altri dubbi interpretativi riguardano l’applicabilità  della normativa ai processi in corso e a quelli già definiti. Sul punto, una recentissima sentenza (Cassazione n. 16237/2013) ha stabilito che ci troveremmo in presenza di una abolitio criminis. con la conseguenza che la riforma, non solo dovrebbe vincolare il Giudice chiamato alla definizione dei giudizi pendenti, ma potrebbe in astratto giustificare anche la revoca di sentenze già passate in giudicato, anche se agli effetti pratici tale applicazione appare remota. Infatti, posto che al giudice dell’esecuzione è preclusa la rivalutazione nel merito, il giudicato non potrebbe essere revocato ove dalla sentenza di condanna non emergesse già chiaramente che il medico ha agito con colpa lieve nel solco delle linee guida.


Avv. Andrea Noseda - Avv. Giuseppe Del Campo