STALKING

Sempre più spesso le cronache riportano drammatici casi di violenza sulle donne e, in questo momento storico, quanto mai vivo è il dibattito sulle misure da adottare al fine di prevenire ed evitare il verificarsi di tali eventi. Di recente la Camera dei deputati ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa di Istambul sulla prevenzione e la lotta della violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Risponde allo stesso fine di prevenzione, anche se è di qualche anno antecedente, l’introduzione con D.L. 11/09 dell’articolo 612 bis, rubricato, in maniera significativa, “atti persecutori”. Secondo le statistiche infatti vittime di tali atti persecutori sono soprattutto le donne. Tale reato punisce con la pena sino a 4 anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. Una precisa scelta legislativa quella di riferirsi a nozioni estremamente elastiche e indeterminate come quelle di molestia o di alterazione delle abitudini di vita: tale scelta ha l’indubbio pregio di consentire la perseguibilità anche di quelle condotte che, pur in apparenza neutre, per il fatto di essere reiterate, assumono un indubbio carattere lesivo a danno di chi le subisce e che spesso oltretutto si rivelano il preludio di altri e ben più gravi episodi criminosi. Anche se, per altro verso, il rischio è quello di restringere eccessivamente le maglie della giustizia penale ricomprendendo casi privi di effettivo disvalore sociale, e assimilando, alle reiterate minacce e molestie di chi agisce con la consapevolezza di infliggere alla vittima turbamenti ed afflizioni, condotte, che, se pure indesiderate, si rivelano anche sostanzialmente innocue, magari, in quanto poste in essere con la sola intenzione di compiacere. In tale incertezza, spetta alla giurisprudenza delineare con criteri oggettivi i confini di applicazione della norma. E’ da leggere in questo contesto la recente pronuncia della Cassazione (Cass. Pen. 36737/12) che ha precisato che ad essere punibili sono solo quelle condotte che assumono una gravità tale, oggettivamente, da cagionare nella vittima uno degli eventi lesivi alternativamente previsti dalla norma. Il reato di atti persecutori presuppone poi il dolo dell’autore, ovvero la consapevolezza di commettere l’azione delittuosa, dolo che, nei cosiddetti reati di evento, deve necessariamente ricomprendere anche la rappresentazione dell’evento quale conseguenza diretta dell’azione. La corretta applicazione di tale norma può senz’altro aiutare a prevenire il verificarsi di escalation di violenza, data anche la possibilità di applicazione delle misure cautelari restrittive nei confronti dei presunti persecutori, ma è fin troppo chiaro che poco potranno tali sanzioni in assenza di opportune misure in campo sociale.

Avv. Andrea Noseda - Avv. Giuseppe Del Campo