CONCORDATO IN BIANCO

Tra le modifiche alla normativa fallimentare introdotte dal Decreto Legge n. 83/2012 recante “Misure urgenti per la crescita del Paese” una delle più rilevanti è senz’altro costituita dalla cosiddetta domanda di pre-concordato o domanda di concordato in bianco. In virtù di tale riforma ha trovato cittadinanza nel nostro ordinamento una procedura già prevista in altri ordinamenti, in particolare dal Chapter 11 statunitense. La procedura, per intendersi, che ha consentito i salvataggi di General Motors e Chrysler. Come noto, il concordato preventivo è una procedura concorsuale (così viene definita in quanto attuata nel concorso dei creditori) che consente all’imprenditore in crisi di evitare il fallimento attraverso un accordo con i creditori. La previgente normativa imponeva all’imprenditore di presentare con il ricorso introduttivo della procedura sia un piano che una dettagliata proposta ai creditori. Il ricorso doveva quindi necessariamente essere preceduto da un’attenta analisi finanziaria della società, da una complessa attività di negoziazione con i creditori e dal reperimento delle risorse finanziarie necessarie all’esecuzione dell’accordo. Con la nuova norma si concede invece la possibilità agli imprenditori in crisi di avviare la procedura anche senza aver ancora predisposto il nuovo piano industriale e finanziario, ma con la possibilità di  beneficiare ugualmente di importanti norme di favore finalizzate a preservare la continuità aziendale durante le negoziazioni con i creditori. In particolare i nuovi commi da 6 a 10 dell’art. 161 legge fallimentare, applicabili dall’11 settembre 2012, prevedono che l’imprenditore possa presentare una domanda di concordato allegando solamente i bilanci degli ultimi tre esercizi e riservandosi di depositare in seguito tutta la restante documentazione (inclusi il piano e la proposta). Il giudice fisserà un termine compreso fra 60 e 120 giorni, prorogabile in presenza di giustificati motivi di non oltre 60 giorni, per il deposito della documentazione mancante. Qualora penda procedimento per la dichiarazione di fallimento dell’imprenditore, il termine è di 60 giorni prorogabile in presenza di giustificati motivi di non oltre 60 giorni. La domanda di pre-concordato produce diversi effetti rilevanti e in particolare: la moratoria delle azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore fino allo spirare del termine fissato dal giudice, l’inefficacia delle ipoteche giudiziali iscritte nei 90 giorni precedenti, la possibilità per l’imprenditore di proseguire in autonomia la gestione ordinaria dell’azienda e di compiere, previa autorizzazione del tribunale, gli eventuali atti urgenti di straordinaria amministrazione, l’attribuzione della qualifica di poste prededucibili ai crediti sorti nel corso e in funzione della procedura, la sospensione delle norme relative alla riduzione o perdita del capitale sociale e alla relativa causa di scioglimento della società. La nuova normativa insomma consente all’imprenditore in crisi di accedere alle tutele sopra descritte presentando una vera e propria “domanda in bianco”, senza avere ancora iniziato ad elaborare un nuovo piano industriale e finanziario, senza avere avviato negoziazioni e persino senza avere alcuna idea su quella che sarà la proposta da sottoporre ai creditori. Ciò non di meno, il pre-concordato non elimina affatto l’importanza dell’attività preparatoria che deve essere svolta dall’imprenditore e dai suoi consulenti. Rimane infatti fondamentale per la buona riuscita del concordato definire in anticipo e comunque per tempo sia la strategia che gli obiettivi aziendali perseguibili nel breve e nel lungo periodo e aver approntato i mezzi necessari per attuarli.

Avv. Andrea Noseda - Avv. Giuseppe Del Campo